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Visita alla Reggia. Il racconto agghiacciante di un illustre turista

02 / 09 / 2012

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Giuseppe Perrotta

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Noi reporter - Prof. Jolanda Capriglione   Visita al parco della Reggia di Caserta, con un professore dell’Univ. di Milano, venuto a Napoli per un seminario, e con la guida di un illustre professore di botanica della seconda Univ. di Caserta. Lasciata l’auto al parcheggio sotto la piazza Carlo III, si affronta la prima difficoltà nel dover fare le numerose scale a piedi, in quanto inattive quelle mobili (e il professore di botanica aveva problemi di deambulazione). Emersi in superficie: stato di completo degrado della vegetazione antistante la reggia e primi rilievi critici da parte del professore milanese, che ritiene il Meridione condannato ad una lenta agonia.Avendo deciso di visitare il giardino inglese (che si trova in fondo al parco), contavamo sulla presenza del bus circolare che, come si leggeva sul sito Internet, avrebbe consentito la visita, con salita e discesa alle varie fermate programmate, come il City Sightseeing. Amara sorpresa! nessun servizio pulmann (pare soppresso da tempo), solo biciclette (per chi è in grado di usarle) o carrozzelle (al prezzo richiesto di 50 euro per arrivare a metà strada, in quanto i cavalli non riescono a fare l’ultimo tratto in salita…). Dopo breve conciliabolo (in dubbio se andare a piedi ovvero tornare indietro) si decide comunque di procedere, in tempo per la chiusura del parco (h. 18, come da informazione di un sorvegliante). Percorriamo lentamente (per caldo ed età) i tre chilometri che ci separano dall’ingresso del giardino inglese, ma quando alle 17, dopo un’ora buona di cammino, arriviamo alla meta, apprendiamo con grande disappunto che il giardino chiude un’ora prima del parco, per cui non è possibile visitarlo. Otteniamo in via eccezionale, data la presenza del botanico specialista di quel giardino, cui ha dedicato vent’anni di studio, il permesso di dare un’occhiata veloce (un quarto d’ora). Quanto è sufficiente per lasciare profondamente amareggiato l’illustre guida, che a distanza di soli tre anni da quando ha lasciato l’incarico è costretto a vedere abbrutito dall’incuria, dal disservizio e dal patente disinteresse il giardino che conosceva. Sottobosco incolto, piante non curate, immagini di un degrado che esce confermato dal confronto con una meravigliosa pubblicazione edita qualche anno fa (curata da Francesco Canestrini e Maria Rosaria Iacono), della quale vanamente si cercherebbe conferma nel desolante quadro che la fugace visita ci propone. Un assistente, cui manifestiamo sconcerto e indignazione, al di là dei suoi doveri di ruolo, si offre gentilmente, alla fine, di accompagnarci con la sua auto all’uscita, data la situazione problematica per il percorso di ritorno a piedi. Il rientro a casa è connotato da gravi e sconsolate considerazioni sull’incapacità di custodire beni straordinari, dichiarati patrimonio dell’umanità. Ma in fondo, cosa ci si può attendere da istituzioni che lasciano disperdere il prezioso tesoro culturale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici o che sono costrette a chiudere l’autostrada Napoli-Salerno per l’ennesimo incendio in quel di Vietri? (fortunosamente la visita alla costiera amalfitana con l’amico milanese siamo riusciti a farla il giorno prima della chiusura).
Caserta Politica Noi Reporter Gioia Sannitica Gioia Sannitica Letino
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