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#INPSDOWN | La richiesta degli autonomi dei 600 euro è diventato una barzelletta: dati utenti resi pubblici

01 / 04 / 2020

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Redazione

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Da questa mattina il sito web dell’Inps è preso d’assalto dai 5 milioni di aventi diritto all’indennità di 600 euro previste dal decreto ‘Cura Italia’. Secondo il presidente Inps Tridico la media delle domande processate dal sistema è di 100 al secondo, ovvero 360mila ogni ora.

Il sistema inizialmente sembrava reggere, con il sito web che risultava accessibile seppur molto rallentato.

Poi è andato del tutto in crash e qualcosa di molto anomalo ha permesso agli utenti di vedere almeno una ventina di domande di altre persone, con tutti i loro dati personali. Il problema di sicurezza (data breach) è stato segnalato da molte persone e viene ripreso anche dal cofondatore di You Trend Lorenzo Pregliasco.

Un altro utente, postando una foto di ciò che gli appare sul suo schermo, ironicamente chiede: “#INPSdown dopo il login con le mie credenziali posso vedere i dati di una ventina di persone. Se qualcuno vede i miei può fare la richiesta del #bonus600 al mio posto e avvisarmi? Grazie.”

Sito Inps in tilt e dati utenti pubblici

In pratica l’utente che prova a compilare la sua domanda vede in realtà numerose altre domande di utenti che probabilmente sono online in quel momento come lui. I dati personali di altri utenti come nome e cognome, numero di telefono, indirizzo, sono visibili dall’utente che sta effettuando la domanda, ma questi non vede i suoi dati, presumibilmente visualizzati da un altro utente.

La barzelletta era cominciata nel tardo pomeriggio di ieri, quando nella home del sito dell’Inps era apparsa una informativa che diceva: “In ragione di quanto sopra, l’Inps riconosce l’indennità in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande”. Le ragioni di cui sopra sono i fondi stanziati, circa 3 miliardi che dovrebbero essere sufficienti per tutti gli aventi diritto. Dovrebbero, perché i limiti di spesa li impone il decreto Cura Italia. E nel caso i soldi non bastassero per tutti che succede? Che chi arriva tardi si attacca, come tutti sanno ma non sta bene dire a quanto pare, visto che l’Inps ha ritirato l’informativa dopo l’uscita dei primi articoli. E se i commercialisti si sono piazzati sul sito come avvoltoi allo scoccare della mezzanotte un motivo ci sarà.
 

Il sistema sta reggendo? Non la pensa così il popolo delle partite Iva, dato che su Twitter in tendenza c’è l’hashtag #INPSdown, con una sequela infinita di screenshot che riportano i problemi al sito. Anche noi abbiamo provato ieri sera a fare richiesta dalla mezzanotte in poi: solo all’1.40 è stato possibile presentare la domanda. Prima il sito risultava irraggiungibile, poi la procedura di accesso semplificato – attraverso le prime otto cifre del Pin approntata dall’Inps proprio per il bonus di 600 euro emergenza Covid-19 – non era disponibile.

Su Twitter in molti ironizzano: “Dove si clicca per avere i 600 euro? Su “Request cannot be served”, su “Internal Error 0x8309021d” o su “Error 500: java.lang.NullPointerException?” chiede sarcasticamente un utente. Intanto le difficoltà per accedere al sito proseguono anche questa mattina, come ci segnalano molti utenti ai quali il servizio spesso risulta non disponibile.

Intanto Tridico continua a rassicurare: “Non c’è fretta. Le domande possono essere fatte per tutto il periodo della crisi, anche perché il Governo sta varando un nuovo provvedimento sia per rifinanziare le attuali misure sia per altre”. Ma chi si fida? Le centinaia di migliaia di persone, forse milioni a fine giornata, che lo stanno richiedendo il primo aprile, sono tutte impazzite? Considerando il livello di cialtroneria con cui viene gestita la cosa probabilmente no.

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