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ADDIO MARCO “Una morte assurda, segno che c'è una parte di Caserta che brancola nelle tenebre”

14 / 07 / 2016

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Redazione

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"Non si può costruire la vita su Gomorra, sulla droga o sulla spavalderia. Queste sono scelte di morte e non di vita e Marco è stato vittima di queste scelte". Così don Antonello Giannotti durante l'omelia dei funerali di Marco Mongillo, il 19enne ucciso venerdì scorso con un colpo di pistola alla testa in un appartamento al rione Santa Rosalia. In centinaia stamattina hanno gremito la chiesa del Buon Pastore a Caserta per l'ultimo saluto al giovane. All'esterno tanti striscioni. Su uno c'è scritto "Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta". Al centro della chiesa il feretro bianco, su cui è adagiato un cuscino di rose, anch'esse bianche. Bianco come la purezza di chi ha trovato una morte che non gli apparteneva. "Non è facile per me dire e per voi ascoltare – ha esordito don Antonello – Ogni parola scava in questa ferita che resterà sempre aperta. Sarebbe meglio fare silenzio ma una cosa voglio dirla. Siamo in tanti qui e siamo venuti con il cuore, un cuore grida tutto il suo dolore e ci spinge ad abbracciare i familiari. E' una morte assurda – ha proseguito il sacerdote – Figlia di cosa? Della spavalderia, della perdita di controllo, di un gioco? Noi vogliamo saperlo. Vogliamo sapere perché Marco è stato ucciso. Era un ragazzo solare ed un gran lavoratore, amava la vita e dare affetto a tutti. Questo era il programma per il suo futuro. Un programma distrutto da una morte assurda, segno che c'è una parte di Caserta che brancola nel buio e nelle tenebre del male. Se non ci facciamo guidare da Dio non può esserci luce e salvezza. Non possiamo costruire la vita su Gomorra, sulla droga e sulla spavalderia: queste sono scelte di morte. Marco è stato vittima di queste scelte, non meritava una fine così". Poi rivolgendosi ai giovani don Antonello ha chiesto di difendere "la vita e lottare contro la mentalità della morte. Non voglio più celebrare esequie del genere". Don Antonello ha chiuso l'omelia rivolgendosi all'assassino di Marco, Antonio Zampella. "Non trasformiamo il dolore in voglia di vendetta. Nessuno tocchi Caino, il dolore che ha dentro lo porterà al pentimento ed alla verità". Al termine della messa ad accompagnare il feretro bianco sono state le note di "Sta passando novembre" di Eros Ramazzotti, tra le canzoni preferite da Marco. Tra gli applausi sono stati fatti volare in aria dei palloncini bianchi mentre la bara ha percorso il sagrato per essere deposta nel carro funebre. Poi il corteo ha accompagnato Marco nel suo ultimo viaggio.

 

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