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Gli affari della camorra. I lavori a Caserta, la mensa dell'ospedale e le estorsioni: pentito svela incontri segreti tra i capi

05 / 11 / 2014

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Giuseppe Perrotta

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I rapporti tra i Belforte ed i Casalesi, gli affari da realizzare, i dissidi e le spaccature. C'è uno squarcio di 10 anni di criminalità nel racconto che il collaboratore di giustizia Bruno Buttone ha effettuato, nel febbraio 2013, ai magistrati della Dda, dopo la sua decisione di rinnegare il clan Belforte di Marcianise e collaborare con la giustizia.

«Un momento importante di snodo lo colloco tra la fine del 1996 e l'inizio del 1997, allorquando ci fu una riunione in Teverola a cui presero parte alcuni importanti esponenti del clan dei Casalesi e del clan Belforte. Io benché fossi libero non ne presi parte e rimasi a Marcianise insieme a Domenico Belforte. All'incontro parteciparono Salvatore Belforte, Felice Napolitano detto capitone, se ricordo bene il cugino detto ciavarella, nonché Francesco Braccio che in quel periodo essendo appartenente ala Polizia, ci faceva da scorta: nonché Gennaro Buonanno dette gniucchino, e c'erano anche altri che però non posso indicare; per i Casalesi erano presenti Michele Zagaria, Antonio Iovine e Salvatore Cantiello. L'incontro si rese necessario perché in quel periodo si era verificato un forte dissapore fra Michele Zagaria e Domenico Belforte, relativamente ad un'estorsione all'imprenditore Luserta, che ci pagava le estorsioni ma era strettamente legato a Michele Zagaria per il tipo di lavoro che svolgeva. Durante la riunione ci fu un chiarimento di carattere generale e fu stabilito che su alcuni territorio come Santa Maria Capua Vetere e Casagiove sarebbero stati i Casalesi a comandare; sugli altri comuni di competenza del clan Belforte, fra cui anche Caserta e l'alto casertano, i proventi derivanti dalle costrizioni delle grandi opere sarebbero stati divisi al 50% tra i due clan».

Buttone ripercorre anche la vicenda del Policlicnico di Caserta. «Ricordo che per il Policlinico lavorava Mario Pagano, che era un imprenditore che faceva riferimento a noi e che ci pagava la percentuale che generalmente ammontava al 2/3% sull'importo complessivo dell'appalto».

Buttone ammette davanti ai magistrati di aver partecipato una sola volta ad un incontro coi Casalesi, intorno al 2001, quando venne rubata una Mercedes ai fratelli Acconcia. «Tale incontro - racconta - avvenne dopo che era sorto un contrasto tra il nostro gruppo ed il clan dei Casalesi legato alla circostanza che Michele Fontana insieme a Pasquale Zagaria, fratello di Michele si erano presentati presso la Mercedes Auto Vei offrendo la loro disponibilità al recupero delle auto rubate millantando un controllo del territorio che invece spettava a noi. Chiamai Pasquale Zagaria al telefono e lo trattai molto duramente e la cosa naturalmente fu riferita a Michele Zagaria che a sua volta si arrabbiò con me. Fu per questo che ci fu questo incontro chiarificatore a Casapesenna ala aule mi recai con Michele Froncillo, al quale parteciparono anche Michele Zagaria ed Antonio Iovine. Io e Michele Zagaria ci chiarimmo per l'equivoco e parlammo di affari. Se non sbaglio in quel periodo erano in corso i lavori del sottopasso di Caserta e c'era la gestione di una ditta di Antonio Iovine per la gestione dei servizi mensa dell'ospedale di Caserta».

In quell'occasione, dunque, venne sancita una nuova pace tra Belforte e Casalesi, certificata anche da un orologio Bulgari inviato, per il tramite di Michele Froncillo, a Bruno Buttone direttamente da Michele Zagaria. Ma i problemi tornarono nel 2005 quando, dopo un accordo in carcere tra Sebastiano Panaro e Salvatore Belforte, la fazione di riferimento del clan di Marcianise divenne la famiglia Schiavone. Dissidi aumentati dal fatto che due parenti di Augusto Bianco, esponente di primo piano dei Casalesi, avevano iniziato a lavorare sul territorio di Marcianise e Caserta per conto dei Quaqquaroni, gli storici rivali dei Belforte. Panaro provò a mediare per evitare l'omicidio di Piccolo e Celeste, ma senza risultati. «Quando uscii dal carcere il 17 agosto 2005 presi la decisione di ammazzare i due giovani casalesi, cosa che non fu realizzata perché furono arrestati».

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