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CAMORRA A CASERTA Appalti, funzionari corrotti e assunzioni: ecco la nuova strategia di Casalesi & soci

30 / 01 / 2017

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Redazione

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A Napoli si spara, a Caserta no, ma le organizzazioni criminali continuano a mantenere forte la propria presenza sul territorio provinciale. E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia presentata al Parlamento dalla quale emerge un dato che era già abbastanza chiaro ai lettori di NoiCaserta: la camorra casertana, anche per ‘colpa’ delle numerose operazioni di polizia e carabinieri che l’hanno decapitata, continua a “lavorare” in Terra di Lavoro, ma in maniera diversa. “Le attuali dinamiche della criminalità organizzata casertana ed in particolare del clan dei Casalesi - si legge nella relazione - fotografano una situazione di graduale depotenziamento dei sodalizi criminali, dovuto alla costante azione repressiva della Magistratura e delle Forze di polizia. Le indagini concluse - sviluppate anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in passato al vertice del clan - hanno fatto luce sulle dinamiche interne, modalità di reinvestimento di capitali e rapporti con le Istituzioni della camorra casertana. Le stesse acquisizioni investigative hanno confermato la propensione dei Casalesi a permeare il tessuto socio-economico casertano ma anche partenopeo, grazie alla capacità di consolidare rapporti di natura collusiva con personaggi dell’imprenditoria, della finanza e della pubblica amministrazione, in una logica di reciproco vantaggio. Si è delineata, infatti, nel tempo, un’area grigia, momento di incontro tra soggetti apparentemente insospettabili della Pubblica Amministrazione ed esponenti della criminalità organizzata, funzionale innanzitutto ad infiltrare gli appalti pubblici. È rilevante, infatti, la sequenza di investigazioni concluse nel semestre che hanno investito il capoluogo e diversi comuni casertani (Trentola Ducenta, Santa Maria Capua Vedere, Grazzanise ed Aversa), coinvolgendo amministratori in carica ed ex amministratori, nonché funzionari comunali, tutti espressione di una classe dirigente accomunata, nei casi og- getto d’indagine, da obiettivi di arricchimento personale e disponibile, per questo, ad intrecciare rapporti con la criminalità organizzata”.

Scendendo nel dettaglio degli assetti criminali interni al cartello camorristico caserta, scrive la Dia, “risulta ancora operativa la famiglia Zagaria di Casapesenna, mentre nel clan Schiavone le attività illecite sono coordinate dalla famiglia Russo. Nonostante i provvedimenti giudiziari ne abbiano ridotto gli organici, rimane attivo, sul litorale casertano, il sodalizio Bidognetti, che controllerebbe il territorio anche grazie ad alcune alleanze, come quella con il gruppo Gagliardi, Fragnoli, Pagliuca, presente nell’area di Mondragone, e con il clan Perreca di Recale. Al di fuori del cartello dei Casalesi, rileva l’operatività del clan Belforte, alias “i Mazzacane” di Marcianise, che estenderebbe la propria azione su una consistente porzione di territorio313. La collaborazione con la giustizia di espo- nenti di vertice del clan - tra cui alcuni componenti della stessa famiglia Belforte - ha condotto all’emissione di numerosi provvedimenti a carico del sodalizio, come nel caso dell’operazione “Dynasty”, del mese di aprile, che ha fatto luce su un’attività di usura nei confronti di imprenditori locali che, sottoposti a gravi atti di intimidazione, ac cettavano di pagare agli uomini del clan interessi superiori al 120%. Nel medesimo contesto marcianisano, oltre ai Belforte, si evidenziano le attività del contrapposto clan Piccolo e di gruppi familiari autonomi e di minore spessore criminale: Menditti, a Recale e San Prisco; Bifone, a Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove, San Prisco; Massaro a San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico e Arienzo. Nei comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina si registra una fase di destabilizzazione degli equilibri che ha riguardato il gruppo Esposito, alias “i Muzzuni”, che avrebbe spostato i propri in teressi verso il traffico degli stupefacenti, incrementandone lo spaccio. Infine, il territorio di Santa Maria Capua Vetere vede contrapposte le famiglie Del Gaudio e Fava, entrambe gravitanti nell’orbita del cartello dei Casalesi”.

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