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Gli affari della camorra a Caserta: Belforte e Zagaria costruiscono decine di appartamenti

19 / 07 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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Un grosso investimento immobiliare a Caserta per far scoppiare la pace tra Michele Zagaria di Casapesenna ed i fratelli Salvatore e Domenico Belforte di Marcianise. E' quello che emerge dai racconti dei collaboratori di giustizia (in particolare Massimiliano Caterino, Attilio Pellegrino e Bruno Buttone). L'operazione venne effettuata attraverso una societa' denominata Vicar e creata, nel 2005, dagli imprenditori Luciano Licenza (che e' stato anche consigliere comunale a San Cipriano) e Giuseppe 'Pino' Fontana di Casapesenna. Una societa' che avrebbe dovuto costruire (come poi fece) una decina di appartamento in via Renella a Caserta.

"L'attività condotta dalla "Vicar" che e' consistita nella realizzazione di molti appartamenti a Caserta e' stata direttamente gestita da Michele Zagaria - ha raccontato il pentito Massimiliano Caterino-. Data la consistenza dell'affare, infatti, Michele Zagaria e' intervenuto direttamente anche a causa del fatto che molti di noi erano detenuti. L'inizio di questo affare e' datato 2005 ed e' andato in porto quando sono stato scarcerato nel 2009". 

In realta' l'imprenditore Licenza prova a dare un'altra lettura di quanto accaduto durante l'interrogatorio del 25 gennaio 2014. "Nell'anno 2008 eravamo pronti, anche documentalmente, ad iniziare i lavori. Ricordo che era il periodo natalizio ed ero fuori ad un bar, Bar Fontana a Piazza Petrillo vicino alla Farmacia a Casapesenna, dove una volta esisteva un distributore. In quell'occasione sono stato avvicinato da Carmine Zagaria, fratello di Michele, e mi chiese a che punto era la costruzione dell'edificio a Caserta. Io, stupito, gli chiesi come fosse a conoscenza di questo lavoro e lui specifico' che lo aveva saputo da Pino Fontana che si era impegnato con Michele Zagaria ad utilizzare, quale cottimista per la posa del cemento armato e la costruzione della struttura, una persona di loro fiducia. Io feci presente a Carmine Zagaria che avevo partecipato a quel lavoro proprio per le mie capacita' tecniche e quindi non ero disponibile a cedere il mio lavoro ad altri. Dopo qualche giorno da quell'incontro, mi contatto' Pino Fontana e mi disse se potevo raggiungerlo a casa della suocera, che abita vicino la casa di Francuccio Zagaria, cognato di Michele Zagaria. Io ci andai, parcheggiai l'auto vicino la casa della suocera di Pino Fontana, che mi venne incontro dicendomi che saremmo dovuti andare a casa di Franco Zagaria per incontrare Carmine Zagaria in quanto quest'ultimo gli aveva riferito che suo fratello Michele voleva rompergli la testa poiché lui, Giuseppe Fontana, aveva preso un impegno per utilizzare un loro cottimista ed io non volevo cedere il lavoro. In quella circostanza Pino Fontana mi invitava a cedere il lavoro. Giunti a casa di Franco Zagaria, usci' nel cortile Carmine Zagaria il quale rivolgendosi verso Pino Fontana gli ripete' che Michele Zagaria voleva spaccargli la testa perche' non era stato chiaro con loro su chi avesse dovuto fare il lavoro di cottimista. Io non fui per niente interpellato sulla questione ma ribadii le mie motivazioni. Alla fine della discussione comunque lo Zagaria dispose che i lavori sarebbero dovuti essere eseguiti dalla loro ditta di fiducia e non da me. Nel ritornare verso la mia auto io rimproverai Pino Fontana per il fatto che mi aveva messo in mezzo e lui mi prego' comunque di cedere il lavoro. Tornato a casa, raccontai tutto a mio cognato Giovanbattista e insieme a lui decisi di vendere le nostre quote. Nel gennaio 2009 rappresentai la mia decisione a Pino Fontana il quale in un primo momento manifesto' anche lui la volontà di vendere le proprie quote, poi, mentre ci stavamo interessando per trovare acquirenti tramite l'agenzia, a fine mese mi avvicino' sempre Pino Fontana proponendomi invece di acquistare lui le nostre quote in quanto in presenza gia' del mutuo avrebbe continuato lui a pagare anche le nostre quote. Quindi dopo qualche giorno, sempre nel mese di gennaio, io e mio cognato cedemmo le nostre quote della Vicar, direttamente a Pino Fontana che ne divenne socio unico".

In realta', come dimostreranno poi i magistrati, Licenza non fara' nient'altro che non assecondare i 'desiderata' di Michele Zagaria che voleva far pace coi fratelli Belforte di Marcianise e che avevano deciso di effettuare l'operazione a Caserta tramite imprenditori loro soci per dividere poi le quote al 50%: in particolare gli imprenditori che saranno coinvolti nell'operazione sono Giuseppe Fontana di Casapesenna e Pasquale Lombardo di Marcianise (gia' coinvolto anche nell'inchiesta sulla realizzazione del Centro Direzionale Vanvitelli).  

Lombardo e' il cottimista indicato da Zagaria, ma in realta' i collaboratori di giustizia parlano di lui come un imprenditore vicino al clan dei Belforte. "Questo dato - sottolineano i magistrati della Dda - consente di fornire una risposta alla versione di Licenza circa la sua estromissione dall'affare voluta da Michele Zagaria: i lavori della VI.CAR. srl sono stati realizzati a Caserta, zona ove il clan Belforte e' molto influente. E' più che ragionevole ipotizzare, dunque, che Lombardo sia stato inserito nell'affare da Zagaria nel rispetto dei delicati equilibri economici che incombono sui clan camorristici allorquando essi intervengono a sostenere degli investimenti su aree territoriali direttamente controllate da due o piu' clan. Dunque, se Lombardo e' per lo più un imprenditore vicino al clan di Marcianise, e' logico ipotizzare che il suo lavoro sia stata la "tangente" che lo stesso Zagaria ha dovuto versare al clan egemone su Caserta, anche in considerazione del grosso importo dell'affare".

Di questi nuovi accordi tra gli Zagaria ed i Belforte, ha parlato anche un pentito del clan di Marcianise, Bruno Buttone, che ha affermato: Nel 2000-2001 ci fu una tregua tra il gruppo Belforte e quello dei Casalesi e fu fatta la pace tra Salvatore Belforte e Michele Zagaria. In virtu' di questa riunione si stabili' che i lavori di grossa entita' nel territorio di Caserta sarebbero stati divisi al 50% e se ci fosse stata la possibilita' di fare qualche lavoro insieme, non ci sarebbero stati problemi".

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